OPERA DOMUS. La casa d’artista

Volumi magici

“Il catalogo Opera Domus D’autunno”.

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Opera Domus d’Autunno Scuderie Aldobrandini Frascati 23 ottobre 2020.

Realizzato da “Artisti in Transito” con il contributo della Regione Lazio. Il patrocinio del Comune di Frascati, Le Scuderie Aldobrandini, e Interfaccia Digitale – Hangart fest di Pesaro.

Dopo la chiusura dovuta all’emergenza Covid-19 con questa mostra riapre lo spazio espositivo delle Scuderie Aldobrandini che quest’anno celebrano i vent’anni di attività. Si torna in presenza ad ospitare un’esposizione che narra, tra l’altro, lo sviluppo dell’uso dello spazio in questo difficile periodo per tutto il Paese e per il nostro territorio. L’esperienza appena vissuta e non ancora conclusa – dice il Sindaco di Frascati Roberto Mastrosanti – sottolinea l’esigenza di guardare e vivere lo spazio, con nuove formule e approcci, e l’Amministrazione comunale ha voluto cogliere la suggestione proposta da Daniela Zannetti e Carlo Marchetti sostenendo e accogliendo la mostra nello Spazio delle Scuderie Aldobrandini.”

Nonostante la flessione nelle prenotazioni per l’Opening per le nuove normative di contrasto alla diffusione del covid 19 introdotte il 23 scorso, Opera Domus ha aperto la kermesse artistica con successo di pubblico e gli spettatori incantati dalla danza “I μετά” di Rossana Abritta sulle note de II movimento della Sonata per Violoncello di Francesco Cilea, la Suit n 4 di Bach, Sarabanda e musica originale per la danza eseguite al violoncello da Ludovica Centracchio.

La coreografa Daniela Capacci, su suggerimento della quale Rossana Abritta ha realizzato la video danza per Opera Domus e vincitrice del primo premio di Interfaccia Digitale 2020 di Hangart fest di Pesaro, ha espresso le sue considerazioni sullo spazio così importante e rappresentativo come le Scuderie di Palazzo Aldobrandini a Frascati in cui la danzatrice ha potuto esprimersi. “Uno spazio – commenta la coreografa – in cui alle ben conosciute capacità tecniche ed espressive dell’artista si è potuta aggiungere la dimensione creativa e il pensiero coreografico”.

Opera Domus è una mostra collettiva di arte contemporanea di 14 artisti di rilevanza anche internazionale, inserita all’interno di un percorso espositivo studiato per rappresentare la Casa d’artista di Carlo Marchetti. La sua poetica negli ultimi anni si è sviluppata nei temi di “Tracce”, come emersione di segnali, percorsi e continuità della realtà creativa. Uno di questi è la presenza del Casale d’artista come volano espressivo ed emotivo del lavoro d’arte. Il progetto ideato da Carlo Marchetti e Daniela Zannetti, con “Artisti in Transito” e la Architectural call di Fabio Camilli, vuole rappresentare il luogo inedito e intimo dell’arte di uno studio d’artista. Di casa che diventa Opera essa stessa e il suo allestimento che si moltiplica del contributo di altri artisti che risiedono in permanenza con le loro opere negli ambienti illustrati, e gli ospiti di nuovi transiti.

Un casale segreto – come scrive l’assessore alla cultura Emanuela Bruni nella prefazione del catalogo – un’altra esperienza dell’armonia, della bellezza e del tempo, che concerne ciascuno di noi”.

Il percorso si materializza attraverso le “7 sale” che compongono il casale originario, dedicate ognuna ad un maestro considerato il genius loci. Il confronto con altri autori attraversa il tempo passato e più recente. In un dialogo serrato e armonico tra le diverse tecniche artistiche di Alessandra di Francesco, Stefania Sabatino, Giorgio Galli, Karin Lindström, Carlo Marchetti, Daniela Zannetti, “Mario Schifano”, Cecilia De Paolis, Achille Pace, Claudio Marini, Francesco Cervelli, Anna Onesti, Paolo Romani, Ferdinando Gatta.

A queste sette sale si è aggiunta la Sala Virtuale che ospita il Il “Tributo ad Oreste Casalini”, artista romano prematuramente scomparso nel 2020. Il cortometraggio “OperaDomus”dei filmaker Paolo Codato ed Ennio Dotti e i Feticci d’Artista.

Con i diversi stati attraversati da OperaDomus da marzo 2020 ad oggi, dalla traslazione virtuale alla mostra attuata alle Scuderie Aldobrandini virtuali e di questo 23 ottobre, ho riflettuto spesso sull’assenza e la presenza dell’arte, e dell’artista dagli scenari attuali – spiega la curatrice Daniela Zannetti. Nei loro studi o durante la loro attività mi sono più volte soffermata sugli oggetti di affezione dell’artista. Il loro indumento di lavoro, lo strumento inseparabile, l’oggetto di conforto. Mi sono posta la domanda di quale di quelli potesse rappresentare la loro assenza – presenza – ed essenza. Si trattava di presentare un feticcio. Così nella Sala virtuale prendono posto La salopette di lavoro e lo sjalett del maestro ceramista di Karin Lindström, Il piatto di ceramica di Mario Schifano, le Barche in cartone di un allestimento di Giorgio Galli, la Calotta e vaschetta raccogli colore – sezioni di sculture di Francesco Cervelli, la Macchinetta fotografica Holga (cult) di Paolo Romani; Il Cappello del padre in feltro di Daniela Zannetti, Il giornale di Salerno, pennelli e materiali di lavoro di Stefania Sabatino, Le forme di legno di Carlo Marchetti, Le cazzuole d’artista di Claudio Marini, Il puntaspilli e le forbici da taglio di Cecilia De Paolis; il gomitolo di filo di Anna Onesti.

Il percorso espositivo che contiene parte degli arredi della casa d’artista è la rappresentazione piuttosto suggestiva della Domus attraverso la disposizione mirata dei “monoliti” in dotazione delle Scuderie a ricreare mura e spazi interni della casa. I due piani originari collegati dalla scala interna si sviluppano nell’intera lunghezza del salone Aldobrandini offrendo la vista aperta sulla Sala 1 con le opere figurative di Stefania Sabatino e Alessandra di Francesco, e l’adiacente vano della scala di collegamento al piano superiore occupato dall’abito scultura ÀéYakìtu di Cecilia De Paolis e dall’opera di Mario Schifano, della serie “Le Case” degli anni ’80, a simboleggiare e comprendere lo spazio casa in un’ottica visionaria.

Spazio che diviene centro della Domus e imitazione della crezione: omphalos e mundus dell’imago mundi.

Si sviluppano le sale successive con la Sala 2 con Giorgio Galli e Karin Lindström, la Sala 3 con Carlo Marchetti e Daniela Zannetti nelle vesti di artista digitale; la Sala 5 con il maestro Achille Pace e Claudio Marini in transito, la Sala 6 con Francesco Cervelli e Anna Onesti. Infine la Sala 7, detta della musica, con le opere fotografiche d’autore di Paolo Romani e Ferdinando Gatta.

Tra le opere corre un filo – trama evidente di ripetizione di moduli concettuali che vanno dalla poetica del gesto alla pittura materica e o ceramica, dalla fenomenologia alla dimensione onirica, dalla perlustrazione di tecniche su carte, imbastiture digitali e osservazioni della realtà. Anche nei gradienti delle colorazioni pittoriche e in relazione alle posizioni delle sale, così nei soggetti, pare esservi rimando e continua ascesa tonale nell’enfasi di colorazioni anche audaci.

Le opere appartengono a diversi momenti della vita degli artisti, da quelle del 1969 di Achille Pace “Costruttivo verso il rosso” Tempera, stoffa e filo su Tela, “Il mare verticale” il simbolico trittico con haiku di Anna Onesti 2001 -2005, alla “Rome otherwise” di Paolo Romani del 2010, con attenzioni differenti ai volumi architettonici romani e statue nel contesto come attori di un dialogo con il cielo sovrastante. La serie di “Alfabeti migranti”, cordame, acrilico, tessuti e alfabeto del 2014-2015 di Claudio Marini. L’opera di trame riaffioranti “Into Water” di Alessandra di Francesco olio su tela del 2012, “Ri-flesso al chiar di Luna” 2017 con gli eroi senza testa di Stefania Sabatino.

Mondi Reversibili” e “Grand Tour” di Francesco Cervelli, rispettivamente 2013 e 2017 accurati stravolgimenti del lirismo pittorico. “Ritorno a Gerico” e “Crateri di fuoco e di sangue sul corpo della terra”: Cenere, carbone, tempere, vetro del 2012 di Giorgio Galli con le reiterazioni della storia dimenticata. “Gekospecchio”, “Geko della vita”, “Tracce di Aida e Perdita” di Carlo Marchetti e “Migranti” 2019, incessanti assemblaggi di sabbia e tracce passanti di abiti, involucri di anime da custodire. Sino alle opere più recenti “Ink Domus” e “Ö” di Daniela Zannetti del 2020, tecniche miste, acrilici su cartoncino, fotografia, gelatina e digitale. Opere che tentano la gioia dell’arte e la messa in comune di tecniche di manipolazione di immagini in digitale. Infine Le “Teiere 2020” argilla e smalti vitaminici di Karin Lindström, i “Monoliti” di Ferdinando Gatta serie di scatti realizzati a Berlino 2017 al Memoriale alle vittime dell’olocausto, monocromi d’impatto volumetrico, drammaticamente incorniciati dal passpartout rosso sangue, serie chiusa dallo scorcio sul palazzo stretto nella prospettiva a richiamare il tema della Casa, sede stanziale, anche claustrofobica ma capsula di lancio nel mondo circostante. Infine “Di padre in figlio” Oreste Casalini, opere concesse gentilmente dalla signora Casalini, Ekaterina Viktorovna Pugach Domaevskaya. Un caledoiscopio di opere messe al servizio della diffusione dell’arte contemporanea e del concept dello Studio d’artista. “Un progetto coinvolgente, che introduce e trascina nelle viscere dell’arte, nella sua diversità dei linguaggi e degli stili – conclude Carlo Marchetti. La bellezza dell’Arte non sta solo nella sua dimensione estetica, ma nella sua valenza rigeneratrice. È un modo di essere liberi di esprimere e di fare esprimere gli altri a svelare l’arte che alberga in ognuno di Noi”.